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LULU’ CHE NON MUORE MAI.

Louise Brooks “Lulù”, attrice del cinema muto, danzatrice e critica cinematografica, famosissima soprattutto negli anni ’20.

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Un icona che non smette mai di ispirare illustratori, scrittori, musicisti ed artisti.

Louise Brooks

Il debutto come ballerina avviene a Broadway nel 1925 con le Ziegfeld Follies.

Attira l’attenzione del produttore della Paramount Pictures Walter Wanger, che le fa firmare un contratto di cinque anni con lo studio nel 1925. Negli Stati Uniti, lavora per il cinema con Howard Hawks nel 1928 in Capitan Barbablù e in Francia nel 1930 in Miss Europa del regista italiano Augusto Genina.

Di temperamento chiuso e per certi versi difficile, Louise Brooks esprime al meglio la sua vocazione artistica in Germania grazie al regista Georg Wilhelm Pabst, che le affida due personaggi dotati di carisma sensuale: una giovane libera e disinibita, costretta da circostanze avverse a diventare una prostituta, in Il vaso di Pandora (1929) e nel Diario di una donna perduta (1929). L’interpretazione di questi film, ispirati dalla “tragedia mostruosa” di Wedekind (composta da Lo spirito della Terra e Il vaso di Pandora), la rese l’incarnazione moderna del mito della femme fatale: sensuale, provocante, amorale e pericolosa, ma allo stesso tempo infantile, innocente e pura. Il personaggio di Lulù de Il vaso di Pandora cominciò a far presa sull’immaginario collettivo.

Dopo la parentesi all’estero rientrò in patria e, per guadagnarsi da vivere, iniziò a frequentare i night club dove lavorava come ballerina, recitò in film western minori, lavorò per un periodo in radio e infine fu commessa del grande magazzino Macy’s. Dopo la riscoperta dei suoi film di muto in Europa avvenuta tardivamente, scoprì di avere una vena letteraria e iniziò a collaborare a riviste cinematografiche, raccogliendo in un libro, Lulù in Hollywood, i suoi saggi sul cinema muto. Riguardo al suo amore per la letteratura, era solita dire che la sua passione per i libri l’aveva resa l’idiota più erudita del mondo.

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Negli anni cinquanta, la critica francese iniziò a riscoprire i suoi film, proclamandola attrice in grado di superare persino icone cinematografiche del calibro di Marlene Dietrich e Greta Garbo. Questa tendenza portò alla progressiva rivalutazione della carriera di Louise Brooks con proiezioni dei suoi film nei festival cinematografici europei, e alla completa riabilitazione in patria dove divenne una delle più celebri attrici del muto.

In questo periodo, James Card, curatore cinematografico della George Eastman House, scoprì che la Brooks viveva da reclusa a New York City, e la convinse a scrivere circa le sue esperienze passate. Con il suo aiuto, Louise divenne una stimata critica cinematografica. Una raccolta dei suoi scritti, intitolata Lulu in Hollywood, venne pubblicata nel 1982.

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Per sua stessa ammissione, Louise Brooks era una donna “sessualmente libera”, vogliosa di sperimentare, senza remore nel posare senza veli per foto di nudo artistico, e le sue tante relazioni sentimentali con svariate personalità del mondo del cinema furono leggendarie all’epoca, anche se molte di esse furono probabilmente esagerate.

La Brooks si divertiva ad incoraggiare le speculazioni circa il suo ambiguo orientamento sessuale, coltivando amicizie con lesbiche dichiarate e donne bisessuali, incluse Pepi Lederer e Peggy Fears. Ammise di aver avuto qualche rapporto omosessuale, inclusa una notte di sesso con Greta Garbo. A posteriori descrisse la Garbo come “mascolina, ma affascinante e tenera”. Nonostante ciò, la Brooks si considerò sempre una donna eterosessuale.

SI SONO ISPIRATI A LEI:

  • Lo scrittore argentino Adolfo Bioy Casares si è ispirato a Louise Brooks per la figura di Faustine, protagonista del suo romanzo L’invenzione di Morel.
  • Il fumettista Guido Crepax si ispirò a Louise Brooks per disegnare la sua Valentina.
  • La canzone Lulù e Marlene dei Litfiba, contenuta nell’album del 1985 Desaparecido, è dedicata a Louise Brooks.
  • Il gruppo musicale inglese OMD, nel 1991 ha dedicato a Louise Brooks la canzone e il relativo videoclip Pandora’s Box, all’interno dell’album Sugar Tax.

(fonte Wikipedia)

UN’INTERESSANTE INTERVISTA A LOUISE BROOKS DEL 1973, TESTO DEL FILM “LULU IN BERLIN”, DEL REGISTA RICHARD LEACOCK.

Illuminante e divertente, in inglese (per leggere, cliccare sul titolo linkato sotto)

A Conversation with Louise Brooks (1973), the text of the film which became “Lulu in Berlin”, an interview with the silent screen star (G.W. Pabst’s Pandora’s Box) filmed shortly before her death.  The interview is hilarious, historical, and poignant; Leacock’s additional commentary provides an interesting look at the events that led up to, and beyond the interview.

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Louise Brooks Photo by George Grantham Bain collection at the Library of Congress.

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